Pier Costanzo Brio

 

La vera data di nascita di Cristoforo Colombo

 

 

 

Tutto quello che da circa un secolo viene divulgato, minuziosamente, capillarmente ed ossessivamente, dai puristi genovesi, circa la nascita del Viceré Almirante molto Nobile Don Christobal Colon, altrimenti detto Cristoforo Colombo, l'inventore del viaggio alle isole ed alla Terra Ferma, ora detta America, è provatamente FALSO.

Falsa la data di nascita, e di conseguenza falsi gli Avi, falsa la cronologia, tutto falso.

Questa gravissima affermazione non è frutto maniacale, ma nasce da prove "al di sopra di ogni ragionevole dubbio", ovvero regolari sentenze pronunziate da Tribunali dell'epoca, prove dirette fornite da testimoni asseverati dai medesimi Tribunali, scritti autografi coevi sino a noi pervenuti sia del personaggio in oggetto, sia dei figli, sia degli amici.

Difficile è credere il nuovo, ma ancora più difficile è modificare le proprie conoscenze e convinzioni, da sempre rifugio e "certo" riferimento, a favore del nuovo. Il cuore trema, la mente vacilla. L'istinto stesso ci porta ad ignorare anche il palese, a favore del conosciuto. Come è possibile, ci si domanda, che nelle scuole da "sempre" si insegni il falso? Tutti "sappiamo", e la certezza della nostra "conoscenza" ci viene confermata dalla Stampa, dal dio Cinema, dalla dea Televisione, dall'onnipresente, onnisaccente, onnivoro Internet, tutto e tutti. Certo, tutto falso, globalmente falso. Menzogna purista, integrale, romantica, artata e non sempre involontaria.

Ma come si può ingannare il mondo? La stessa domanda contiene parte della risposta.

Come si può mettere in dubbio il comune senso della verità? Come si può mettere in dubbio il mondo? Proprio questa "logica" è la migliore garanzia, dei puristi.

Un principio, scientificamente provato, ci assicura che l'Uomo, tutti noi, anche i più razionali, dinanzi al conflitto totale ed univoco Fantasia-Realtà , sceglie sempre la fantasia o suggestione, a danno della realtà. Questo è il principio ipnotico, che può essere indotto con droghe, od anche con la semplice parola e suggestione, se si riesce a conquistare la completa fiducia-certezza dell'uditore, e non importa se la realtà è contraria. Notare bene che la suggestione è direttamente proporzionale alla intelligenza ed alla creatività del soggetto, ovvero sono proprio gli idioti pragmatici ad essere i meno suggestionabili.

Quindi, se una teoria (fantastica) è ritenuta universalmente per vera, ed ha conquistato la nostra fiducia, anche in presenza di prova contraria, siamo portati ad ignorare o "distruggere" in ogni modo questa realtà che, per istinto, consideriamo nemica subdola ed artata.

 

 

La favola purista

 

Sebbene la teoria purista vera e propria, che fa nascere Colombo nel 1451, sia cosa molto recente, e culmini con il documento "Assereto" della prima metà del novecento, la sua vantata origine risalirebbe a subito dopo la morte dell'Ammiraglio.

A dire il vero detta teoria dovrebbe risalire, secondo logica, ai primi tentativi che alcuni "Colombo" genovesi fecero, al diffondersi della fama dell'Ammiraglio, di ottenere appannaggi: ma nessuno di questi fu riconosciuto. Nel senso che erano parenti sì di un Cristoforo Colombo mercante ed ex laniero che operava in Lisbona, ma che questi non era il Viceré Ammiraglio, lo scopritore, anzi non gli era neppure lontano parente.

Quindi non troviamo menzione nei moderni puristi di questo innegabile antefatto, e tutto inizia con l'epistola di Antonio Gallo.

Antonio Gallo, che mai conobbe l'Almirante e tanto meno i suoi avi, disse per primo che questi era di umili origini. Peccato che i Gallo fossero, con i Giustiniani, artefici del ritorno dei Doge a Genova, mediante la cacciata dei Signori Paleologi, e dei Colombo, loro legati e protetti, se non consanguinei.

Il Giustiniani pubblica le parole del Gallo, e si becca una bella denunzia dal figlio Fernando dell'Almirante. Il Fernando, sono sue parole, ottiene sentenza favorevole dal Tribunale di Genova per falso e calunnia e, sono sempre sue parole, l'ordinanza di ritiro di tutte le copie del libro di Giustiniani dal commercio.

Purtroppo, ma guarda che combinazione, detta sentenza è, almeno al momento, "desaparecida", scomparsa dagli archivi genovesi, quindi possiamo citarla solo come prova indiretta .

Ma vi sono ben altre sentenze, come vedremo, che provano la falsità delle affermazioni del Gallo e quindi del Giustiniani, ed autenticano ufficialmente le parole del Fernando.

Risulta opportuno, per proseguire, conoscere meglio il metodo di ricerca tipicamente, ma non solo, purista, e chiarire come, sfruttando la suggestione delle omonimie, con documenti anche autenticissimi, ma non attinenti il vero personaggio, con metodo indiziario, si può dimostrare una tesi preconcetta, e farla asseverare.

 

 

Breve descrizione del metodo di ricerca "purista"

 

Condizione imprescindibile del metodo è che nessun testimone diretto possa giurare il contrario, ovvero che sia passato almeno un secolo, meglio se due, dai fatti in oggetto, nel nostro caso dalla morte del personaggio.

 

Primo, occorre scartabellare negli archivi notarili del 1400-1500 e dintorni, quindi rintracciare qualsiasi frase riportante un Decolun, Colon, Decolumbis. Dicolumbo, Columbus, Couloumb, ecc. ecc. Meglio se riportante pure un nome che vagamente ricordi Domenico, Cristoforo, Diego, Bartolomeo, in tutte le varianti possibili ed immaginabili. Ad esempio al posto di Diego, vanno benissimo Giacomino, Iacobus, ecc. ecc. Ovviamente in quasi TUTTI i luoghi ove questo è stato fatto, sia in Italia che all'estero, un "Cristoforo Colombo" di comodo o quasi, figlio di Domenico, e via dicendo, è saltato fuori.

Secondo, si cataloga il tutto scartando il non desiderato. Nel corso delle ricerche, anche genovesi, sono comparsi molti Colombo corsari (quindi nobili), ma anche pirati (che potevano essere non nobili), bene, tutti questi documenti vanno rigorosamente scartati, secondo il principio, purista. Accade spesso che i poveri Cristofori in oggetto siano più di uno, ma tutti servano alla nostra tesi. L'antica saggezza purista insegna: basta ignorare i problemi di ubiquità. Ed ecco che i nostri Colombi si fondono, siccome amor comanda, in una unica persona (lo ha detto Gesù), e non importa se poi sono anche più di due (lo ha detto Maometto).

Terzo, incuranti totalmente della attinenza o meno del personaggio 'trovato" con l'Almirante, si costruisce la "storia" favolosa, considerando tutti gli indizi, veri o presunti che siano, a nostro vantaggio e scartando tutti gli altri.

Per finire, si inventano, pardon, compilano gli Alberi Genealogici. Dopo mezzo millennio, nessun testimone coevo può smentirci. Se poi, per troppa fretta, come accadde proprio alla tesi "ufficiale", l'albero in oggetto è subito riconosciuto palesemente falso da testimoni diretti, per nostra disgrazia sopravissuti, ci viene ancora in aiuto l'infinita saccenza purista. Ignorare, perseverare, divulgare le nostre "prove".

 

Magari fosse una burla! Al contrario, il metodo purista funziona talmente bene, ed è talmente radicato, che gli stessi critici ed oppositori della tesi genovese, cadono inevitabilmente invischiati nella sua tela a maglie strettissime, e dopo un inizio di critica brillante, si perdono, quasi tutti, nel far collimare le loro ricerche e teorie con personaggi puristi che nulla hanno a che fare né con il Viceré (è bene ricordarlo) Almirante e Consigliere della Corona Don Cristoforo Colombo, né con l'Adelantado delle Indie occidentali Don Bartolomeo, suo fratello, e neppure con gli unici "alquanto parenti" riconosciuti dall' Ammiraglio: il Capitano Don Antonio e suo fratello Don Andrea Colon.

Ovvero, se si accettano per scontate alcune tesi puriste, quali i nomi, del tutto inattinenti, di  "Susanna Fontanarossa", "Giovanni Pellegrino", "Bianchetta", "Giannetto", "Matteo", "Amighetto", ecc. si finisce per convalidare indirettamente tutta la tesi ed il metodo purista.

 

 

La trappola dei puristi

 

La trappola mentale è raffinatissima, infatti, come detto, quasi tutti i documenti considerati dai puristi sono autentici, ben traslati, riportano indizi e nomi di forte, se non fortissima suggestione, inoltre le "radici" della tesi, sebbene via via "ritoccata", appaiono oramai tradizionali e consolidate. Ovvia la conseguenza: per qual motivo avere "insani" dubbi sulla "storia" quasi universalmente accettata?

Per la verità , moltissimi studiosi, anche in questo secolo di incrollabili e "pure certezze" ebbero numerosi "insani" dubbi. Le evidenti grottesche assurdità della tesi "ufficiale" genovese, ingenerano innumerevoli "Teorie", purtroppo quasi tutte altrettanto di parte, ed utilizzanti lo stesso metodo di ricerca purista visto, suggestivo, "probante" ed indiziario, ma del tutto inattinente.

Ovvia la vittoria dei puristi genovesi: vince sempre, nel dubbio, la visione comune, tradizionale e consolidata.

Si potrebbe notare, come in effetti fecero molti storici nel passato, che le "famiglie Colombo" aventi un figlio Cristoforo ed un padre Domenico sono palesemente più di una, con diversa madre, esercitanti diversi mestieri, aventi diversa ricchezza, con diversa origine, con diversa residenza . La teoria purista risolve il tutto ignorando le assurdità, e suppone che i Colombo siano una unica famiglia "itinerante" che cambia residenza e passa da povertà galeotte sino a notevole agiatezza, per non dire ricchezza.

Poi vi sono numerosissimi "non senso" che portano al grottesco de "Le Palle di Colombo", ma non è questo a cui ora miriamo.

Purtroppo la "prova per assurdo ", valida in Analisi (Matematica), non è umanisticamente ritenuta degna di fede in campo storico. La via storico-umanistica è di fatto suggestiva, quindi il "nuovo" è, ripeto, perdente, a priori, rispetto il conosciuto consolidato.

Ma proprio la stessa forza suggestiva che regge la comune teoria purista, basata sulla tradizione consolidata ne è il tallone d'Achille, se si trova un appiglio "certo", ovvero non suggestivo, non opinabile, numerico e quindi passibile di "verifica".

Il nostro scopo non è quello di contestare i documenti puristi, non possiamo contestare il mondo, senza esibire impossibili testimonianze dirette viventi.

Ma possiamo provare "al di sopra di ogni ragionevole dubbio", ovvero legalmente, quindi basandoci su testimonianze e sentenze coeve, passate in giudicato, la totale non attinenza, di parametri puristi numerici "certi" quali le Date.

Più precisamente, una volta stabilita con certezza una data purista, possiamo verificare l'attinenza del personaggio relativo con il Colombo Almirante, paragonando detta data con altre certamente attinenti il detto, "al di sopra di ogni ragionevole dubbio".

Una constatazione lapalissiana dell'amico Umberto Bartocci: "è ovvio che, una volta stabilito che C. è nato diversi anni prima di quel che si pensi, la tesi purista crolla tutta", semplice e chiarissima, è illuminante.

Quindi, concentriamoci sulla data di nascita.

 

 

La data di nascita "purista"

 

Gli stessi puristi, mentre sulla genovesità dell'Ammiraglio sono (quasi) sempre stati unanimi, circa la data di nascita , prima del "documento Assereto", furono di opinioni quanto mai "mobili qual piuma al vento".

Via via la data di nascita di C. passa dal 1435 al 1437 al 1440 , e proprio "intorno al 1440" viene detta nei prontuari storici e nelle enciclopedie di tutto il settecento, ed oltre.

Poi, la semplice rilettura degli scritti, porta alla data del 1442 , infatti, l'Almirante, di pugno, scrive che ha iniziato a navigare a 14 anni, e naviga ininterrottamente per 23 anni. Ora, la data estrema (limite) per il termine della navigazione è il 1479, quando C. è certamente stabilito in Lisbona. Quindi 1479-23-14 = 1442. Data molto stiracchiata, anzi del tutto improbabile, dal momento che gli stessi scritti ci assicurano che Diego nasce nel 1479 (lo stesso Almirante, di pugno, lo dice maggiorenne nel 1498), ed in tal data C. era sposato da tempo, ovvero detta data va anticipata. Inoltre balza agli occhi che, se il futuro Ammiraglio navigava, non poteva certo scardassare lana e dimorare a Genova, Savona, ed altri luoghi puristi. Comunque non vogliamo fare qui polemiche, ed al momento, accettiamo tutte le ipotesi.

Altra rilettura, più consona ai puristi ottocenteschi è la seguente: nel 1501 l'Almirante scrive di avere una esperienza ultra quarantennale di navigazione, quindi 1501-40-14=1447, ma, visto che dice "ultra", facciamo 1446, e non se ne parli più. Questa fu la data purista più accreditata sino ai primi del 1900, ma non la sola e non la più autorevole.

Cesare Cantù, storico vero, in una delle sue monumentali opere, "Storia Universale", enciclopedia storica in 36 volumi del 1839, più volte ristampata, fissa come data di nascita più probabile dell'Almirante il 1436, e non senza logica. La determinazione di questa data è semplicissima: il medico che ha stilato il referto di morte dell'Ammiraglio, scrive che lo stesso aveva circa 70 anni, confortato dalla testimonianza dei presenti (tra i quali i due servitori personali di Colombo, lo scrivano del Consiglio della Corona, che lo accompagnava sempre, e il notaio di fiducia). Ora 1506-70 = 1436.

Questa data, il 1436 , risponde appieno agli scritti ed alle testimonianze coeve.

Infatti, secondo questa ipotesi, C. inizia a navigare nel 1450-51, diviene Capitano nel 1464-65 ed inizia a "servire" (come corsaro a 28 anni), naviga per 23 anni sino al 1473-74, e si spiega la sua corrispondenza del 1474-75 con il Toscanelli, da Lisbona; ha tutto il tempo di sposarsi con la cugina del Re, Cavaliera Felipa Mugniz-Perestrello, ed avere il primogenito Diego, nel 1479, quindi abitare per alquanto tempo sia a Lisbona che a Porto Santo, nelle case avute dalla moglie, ed a Madera, nella casa del Governatore dell'isola, suo cognato, e recarsi più volte alla non lontanissima Mina, intorno il 1480. Facile far quadrare tutti gli altri tasselli della vita dell'Almirante, comprese le azioni corsare (ignorate dai puristi). Ma questa data aveva il torto di non quadrare con le famose carte notarili genovesi.

Finalmente ecco il documento principe purista, il documento che prova inequivocabilmente la nascita di un Cristoforo Colombo genovese nel 1451. Parliamo del documento Assereto , di innegabile valore suggestivo, circostanziato e preciso.

Finalmente disponiamo di un documento non aleatorio, matematico, che proprio per la sua precisione, è la chiave di volta di tutta la teoria purista, nel bene e nel male.

 

 

La verità storica

 

Non vi è sordo peggiore di chi non vuol sentire. Come possiamo allora dimostrare la verità a scanso della suggestione o favola? Mediante prove inconfutabili. Ma chi decide se le prove sono inconfutabili? Apposite aule ove si dibatte il pro ed il contro, ognuno presenta le proprie "prove" che vengono debitamente verificate, possibilmente mediante testimonianze dirette, o coeve.

Queste aule ove la verità viene asseverata "al di sopra di ogni ragionevole dubbio" sono i Tribunali. Nessuno pretende una giustizia Divina, assoluta, utopistica, ma una "umana certezza". La certezza umanamente possibile, che deve essere accettata, al di sopra dei sentimenti, della suggestione, delle radicate convinzioni, personali o pubbliche, quindi esiste.

 

La certezza umanamente possibile consiste in due soli tipi di "prove":

1) nelle decisioni dei tribunali coevi sull'Ammiraglio ed i suoi parenti,

2) negli scritti diretti e sicuramente inerenti l'Ammiraglio.

Ovviamente le decisioni dei tribunali, ovvero i processi, debbono essere sicuramente inerenti l'Ammiraglio Viceré C. Colombo, e gli scritti debbono essere di pugno (autografi) o dettati (apografi autenticati).

Qualsiasi altro documento, anche importantissimo, che non sia certamente autenticato dai precedenti è da ritenersi di parte, illatorio, non probante.

Infatti oggi non possiamo più provare nulla con testimonianze dirette, e neppure con testimonianze indirette ma coeve; nemmeno ci è consentita una testimonianza di memoria recondita. Possiamo solo rileggere quel poco che ci è stato tramandato, annegato e disperso nell'immenso oceano delle favole di parte posteriori e moderne.

Quindi non possiamo rifare processi di mezzo millennio fa, e volenti o nolenti dobbiamo, nostro malgrado, accettare detti, e gli scritti, come certezze, ripeto al di sopra di ogni ragionevole dubbio, al di sopra di qualsiasi suggestione e fede, personale o pubblica.

Per nostra fortuna, vi furono regolari processi inerenti con certezza l'Almirante Cristoforo Colombo ed i suoi famigliari, discendenti e collaterali.

 

 

I Processi coevi

 

Chissà per qual motivo, i puristi non amano rammentare due "azioni" legali provate e circostanziate, alla base di due annosi processi, al tempo assai famosi.

 

Il primo è il processo che intenta lo stesso Ammiraglio, come parte lesa, denunziando (niente di meno) che il Re e la stessa Regina, per inadempienza contrattuale.

Questo annoso processo alla Corona viene terminato solo dal figlio Diego (allevato dal Re che lo ritiene uno di famiglia) il quale ri-ottiene, solo per sé e non trasferibile, il titolo di Viceré, quindi, a titolo di risarcimento, per i posteri, lo Stato di Veragua ed il titolo ereditabile di Duca.

Tutti parlano del raffreddamento dei rapporti fra Cristoforo e la Corona. Tutti sanno che Cristoforo "cadde in disgrazia" ed alcuni idioti addirittura ipotizzano la sua povertà (era ricco da far schifo), ma nessuno ne cita chiaramente il motivo.

No, non cadde in disgrazia, non comparve mai in catene davanti i reali (come lui stesso avrebbe voluto), e le sue incalcolabili ricchezze vennero da lui convogliate nel Maggiorasco per evitarne la frammentazione.

Semplicemente fu lui che, denunziando la corona, provocò il naturale calo dei rapporti.

Da una parte l'Almirante, spogliato (sospeso) del pericoloso titolo di Viceré che come tale aveva, è bene rammentare, facoltà esplicita di eleggere magistrati e formare eserciti.

Dall'altra la Corona, che non vuole, e non può , soddisfare tutte le pretese dell'ex corsaro, altra cosa da non dimenticare.

Ovviamente l'Almirante Maggiore e Consigliere (cariche remuneratissime, mai messe in discussione) si atteggia a vittima depauperata, e rifiuta ostinatamente il "solo" titolo, comunque principesco, di Duca, e conseguente possesso dello Stato di Veragua.

Tutto provatissimo, incontestabile, facente parte (non sbandierata) dello sbandieratissimo "Codice dei Privilegi" conservato in Genova. Ma, Come detto, non è questo il punto.

Interessante sarebbe avere pubblicazione integrale di questo primo processo, purtroppo l'intenzione della Corona spagnola non fu certo quella di dare risalto alla cosa, anzi.

Per fortuna il secondo processo, volto a stabilire a chi spettasse l'enorme ricchezza del "povero" Ammiraglio Cristoforo Colombo, confluita nel famoso maggiorasco, richiama diverse sentenze passate in giudicato, come prove "al di sopra di ogni ragionevole dubbio", ovvero incontestabili.

 

 

L'eredità del maggiorasco

 

Il secondo processo è per l'eredità del maggiorasco. Di questo lungo processo abbiamo varie sentenze, e varie (oggi diremmo) rogatorie internazionali asseverate.

Nella seconda metà del 1500 (1576) si estingue la linea diretta mascolina dell'Ammiraglio. Vi erano discendenti maschi da linea femminile, ma l'Almirante aveva stabilito di preferire, se possibile, i diretti collaterali alla linea femminile.

In sintesi il Tribunale, detto Tribunale delle Indie, doveva stabilire se era preferibile la linea di sangue discendente direttamente da Cristoforo, sebbene femminile, o quella collaterale, non discendente diretta dell'Ammiraglio ma da avi, sicuri parenti sebbene collaterali.

Vinse, come era a mio avviso logico, il consanguineo diretto maschio per via femminile, a scapito dei parenti collaterali, di cui il più prossimo fu accertato di ottavo grado.

Il primo atto del tribunale fu di accertare quali fossero i parenti del Primo Ammiraglio del Mare Oceano, Viceré e Consigliere della Corona Cristoforo Colombo. Ricerca fatta in modo rigoroso ed ufficiale, quindi alquanto complessa e lunga.

Dal momento che erano passati settanta anni circa dalla morte del Primo Ammiraglio Cristoforo, istitutore del maggiorasco, si iscrissero a prova precedenti sentenze di tribunale, scaturite da testimonianze dirette, non più disponibili per morte dei testimoni.

 

Risulta quindi certo ed inequivocabile da precedenti sentenze di tribunale coevo che:

 

A) L'Ammiraglio cambiò il nome da Colombo a Colon

B) L'Ammiraglio era di origine italiana e non portoghese o spagnola

C) L'Ammiraglio non era di origine ebrea, tanto meno moresca, non era di razza plebea.

I dati di cui sopra sarebbero da soli chiarificatori, ma, il punto C) ad orecchie moderne "globali" suona male: in effetti non si parla solo di origine, ma espressamente di razza. Curiosa la "razza plebea", quindi, ad evitare alzate di scudi buonisti (ma erano altri tempi), ignoriamo, ed ecco che la tesi purista rientra in gioco. Ben altre prove ci attendono.

Essendo tutti noti i discendenti diretti , supplicanti (pretendenti) o meno, la ricerca si riduceva alla minuziosa verifica dei parenti collaterali, di origine italiana, il cui casato fosse Colombo.

 

 

La Commissione internazionale

 

Una clausola del maggiorasco prevedeva esplicitamente la ricerca di eventuali parenti, provatamente dello stesso "lignaggio" dell'Ammiraglio. I medesimi, se non in grado di vivere in modo degno al rango di un Colombo, dovevano essere aiutati con rendite di tutto rispetto ed a fondo perso.

Tralasciamo gli ovvi e numerosi pretendenti "genovesi" alcuni "residenti in Lisbona", che vennero subito scartati, o peggio arrestati per evidente menzogna e falso. In effetti pare provato che non fossero neppure appoggiati ufficialmente dalla Repubblica di Genova.

I pretendenti "ufficiali" italiani, furono due , entrambi riconosciuti della schiatta Colombo:

1) Don Bernardo Colombo, con credenziali della Repubblica di Genova

2) Don Baldassarre Colombo con credenziali monferrine e piacentine.

Per chiarire ogni dubbio in merito ai pretendenti non iberici, venne istituita dal Re Filippo di Spagna (che intanto era anche diventato Duca di Milano) una apposita commissione internazionale, con la collaborazione diretta del Duca di Mantova e molti illustri e nobili personaggi dell'epoca.

 

 

La requisitoria

 

Dopo aver vagliato tutti i documenti all'epoca ancora esistenti, ed aver raccolto centinaia di testimonianze dirette, alcune illustri (Conte di Nemours, Conte di Percivalle, Marchesa Margarita e Duchessa di Monferrato, i Signori della Manta Marchesi di Saluzzo, ecc.) la Requisitoria del Supremo Consiglio Reale, accertò, senza ombra di umano dubbio i seguenti punti, che elenchiamo in sintesi essenziale:

R1) La famiglia Colombo nasce da concessione di Ottone I nell'anno domini 960.

R2) I possedimenti dei Colombo sino al 1340 comprendevano certamente: Altavilla, Bistagno, Calamandrana, Cuccaro, Gonzano, Lu', Ricaldone, Rocca Platea, Gonzano .

R3) A causa delle guerre dette di Lombardia, i Colombo perdono tutti i loro domini, salvo Cuccaro.

R4) I Colombo esercitavano il nobile mestiere delle armi, con onore ma alterne fortune. Furono a fianco del Marchese Giovanni, del Marchese Teodoro Paleologo, e del Duca di Milano.

R5) Lancia Colombo era famigliare del Marchese Teodoro di Monferrato (Paleologo) che divenne nel 1405 (alla sua morte) tutore dei suoi figli, compreso Domenico Colombo .

R6) Nicolino Colombo fratello di Lancia (1376), si trasferisce a Cogoleto e cambia nome in Domenico originando il ramo tipicamente corsaro dei Colombo di Cogoleto.

R7) Nicolino Colombo ebbe come figli accertati Cristoforo, e Bartolomeo. Cristoforo, corsaro Ammiraglio, non è lo scopritore delle Indie Occidentali, ma sarà il suo tutore.

R8) Pietrino Colombo milite, parente di Teodoro Colombo Cavaliere di Malta, si trasferisce a Piacenza ed origina un ramo di Colombo Piacentini.

R9) Berretino Colombo, fratello di Domenico, a fianco del Marchese Teodoro, per mare e per terra, conquista Savona. Nel 1419 viene definito espressamente famigliare del Marchese (quindi Paleologo n.d.a).

R10) Giacomo Colombo, fratello di Domenico , dietro esplicita richiesta di pugno del Marchese Guglielmo VII Paleologo (e Principe dell' Impero) al Papa Paolo II, ottiene l'investitura a Vescovo titolare di Betlemme.

R11) Domenico Colombo ottiene nel 1419 il solo 18 per cento dei beni di Cuccaro. La rendita di tale porzione non superava i 50 ducati annui.

R12) Domenico Colombo ebbe come figli accertati Cristoforo, Bartolomeo e Diego, quindi muore nel 1456.

R13) Cristoforo Colombo di Domenico, futuro Almirante, nasce nel 1437 , studia a Pavia sino ai 14 anni (1451), quindi si imbarca sotto la tutela di un Cristoforo Colombo corsaro di Cogoleto, suo parente.

R14) Cristoforo Colombo futuro Almirante, nel 1456 , viene spogliato, insieme ai fratelli, della sua seppur piccola parte di feudo. Il motivo addotto era che da tempo (5 anni) era partito e non si sapeva dove fosse e se fosse ancora vivo.

R15) Giovan Antonio Colombo, capitano , figlio di Alberto, figlio di Berretino Pretore di Alessandria, è parente di Cristoforo futuro Almirante.

R16) Bernardo Colombo di Cogoleto, pretendente appoggiato da Genova , figlio di Agostino, di Bernardo, di Nicolino, di Bartolomeo fratello del Cristoforo corsaro di Cogoleto, è parente di Cristoforo futuro Almirante.

R17) Baldassarre Colombo, pretendente di Cuccaro , nato a Genova da Bonifacio, di Mariotto, di Biagio, di Enriotto fratello di Domenico padre del futuro Almirante, ne è riconosciuto parente legittimo di ottavo grado.

 

 

Il Contraddittorio

 

Ovviamente i pretendenti di linea diretta, iberici, cercano in ogni modo di invalidare, o rendere inutili, mediante cavilli legali, le prove presentate dai pretendenti italiani.

Ma ottengono il risultato contrario, ed alla fine sono costretti, avendo esaurito ogni ragionevole dubbio, a sottoscrivere unanimemente le prove ottenute dalla Requisitoria internazionale.

Più precisamente, il provato della rogatoria italiana viene infine da tutti i contendenti, iberici compresi, riconosciuto e sottoscritto, e passa in giudicato.

 

Il non provato:

 

N1) Il luogo di nascita dell'Almirante.

Il Baldassarre non riesce a provare oltre ogni ragionevole dubbio che l'Almirante sia nato entro le mura del castello di Cuccaro. Lo stesso Baldassarre di Cuccaro, in realtà era nato a Genova, di nobildonna Genovese.

Quindi, sebbene l'origine da famiglia di Cuccaro fosse certa, accertata la non opulente rendita del padre Domenico, lo stesso, con ogni probabilità "agiva" e dimorava spesso al di fuori del castello. Quindi il figlio Colombo poteva benissimo essere nato in altro luogo.

Si stabilì che questo particolare non era di nessuna importanza ai fini del processo, che doveva ricercare i legami di sangue e non il luogo occasionale di nascita. Quindi non vennero fatte ulteriori costose ricerche rogatorie in merito.

 

N2) La sede di studio dell'Almirante, Università o Convento di Pavia.

Accertato che Cristoforo studiò a Pavia (R13) non fu dimostrato dove, e non vennero fatte ricerche in merito, non essendo di interesse per il tribunale.

 

Il provato:

 

Elenchiamo succintamente alcune conclusioni del tribunale delle Indie, accettate e sottoscritte da tutte le parti contendenti:

 

P1) Bernardo Colombo di Cogoleto, pretendente appoggiato dalla Repubblica genovese, viene estromesso dalla lite e viene giudicato colpevole di falso volontario e calunnia. Infatti, aveva presentato un albero genealogico, pare autenticato dalla Repubblica, dove, il suo reale antenato Bartolomeo, fratello del Cristoforo corsaro di Cogoleto tutore dello scopritore, veniva artatamente confuso con il Bartolomeo fratello dello scopritore.

P2) Le famiglie Colombo di Genova, non vengono riconosciute parenti dell'Almirante. L'unico Colombo che si voleva in qualche modo genovese era il Bernardo, ma venne dimostrata la sua discendenza dal ramo di Cogoleto dei Colombo di Cuccaro (R6) ed (R16).

P3) Baldassarre Colombo di Cuccaro, viene riconosciuto parente di ottavo grado dell'Almirante, e di discendenza pura mascolina. Gli altri pretendenti, di grado diretto, quindi teoricamente di parentela molto più stretta, erano tutti di linea femminile o femmine.

P4) Le famiglie Colombo di Cuccaro, Cogoleto e di Piacenza, vengono riconosciute tutte parenti dell'Almirante.

P5) La Historia di Fernando Colombo che viene dimostrato essere figlio legittimo dell'Almirante è autentica e dice il vero.

P6) Hanno mentito Antonio Gallo, il Giustiniani, ma anche in alcuni particolari, l'Oviedo e Pietro Martire (R1-R15).

P7) Il padre dell'Ammiraglio è Domenico Colombo di Cuccaro, figlio di Lancia (R5), uomo d'armi (R4), che muore nel 1456 e viene spogliato della sua parte di feudo (18%) che non viene ereditata dai figli (R14)

P8) Domenico Colombo di Cuccaro ha tre figli: Cristoforo, Bartolomeo e Diego.

P9) Cristoforo Colombo, figlio di Domenico di Cuccaro, è lo scopritore, primo Almirante fondatore del maggiorasco.

P10) L'Almirante Cristoforo Colombo si imbarca a 14 anni e nel 1456, quando muore il padre è in mare, quindi viene considerato assente, e spogliato della sua parte di feudo.

P11) L'Almirante Cristoforo Colombo, figlio di Domenico di Cuccaro, nasce nel 1437.

 

Per fare il punto fin qui:

 

La famiglia di nascita, "la schiatta", dell'Almirante è stata riconosciuta, al di sopra di ogni ragionevole dubbio, da Rogatoria internazionale, superando feroce contraddittorio, ed è stata accettata in modo unanime dai contendenti e dai Giudici.

Il Cristoforo Colombo primo Almirante del Mar Oceano, lo scopritore, o meglio (come si diceva) l'inventore del viaggio alle Indie Occidentali, è il figlio di Domenico Colombo della nobile ed antica famiglia di Altavilla, Bistagno, Calamandrana, Cuccaro, Gonzano, Lu', Ricaldone, Rocca Platea, Gonzano (R2) poi detta solo di Cuccaro, con ramificazioni certe in Piacenza e a Cogoleto.

Cristoforo Colombo primo Almirante e fondatore del maggiorasco nasce nel 1437.

Per ostico che sia rispetto le nostre convinzioni e l'immaginario collettivo, dobbiamo umilmente accettare questo semplice dato: "nasce nel 1437".

Non esistono più gli illustri personaggi coinvolti nella Rogatoria, non esistono più i testimoni diretti o semi-diretti, non esistono più molti documenti.

Non possiamo, neppure per burla, scimmiottare un nuovo processo.

La data di nascita del 1437 non venne dedotta solo dalla data di nascita del Cristoforo dei nobili Colombo di Cuccaro.

Dalla rogatoria coeva e da prove documentali (alcuni scritti si sono salvati e sono a noi pervenuti) attentamente vagliate, venne provata la nascita proprio intorno il 1435-40, ed il 1437 rientra appieno in tale intervallo.

Altri Cristoforo Colombo di Cuccaro e ramificazioni, figli di un Domenico, vennero scartati come ipotesi, proprio per la loro data di nascita, palesemente al di fuori di detta finestra.

Rammentiamo che lo stesso Bernardo Colombo (P1) voleva far passare per l'Almirante un suo antenato di nome Cristoforo Colombo, con fratelli Bartolomeo e Diego, figli di Domenico.

Quindi dobbiamo prendere atto, come lo presero i coevi anche oppositori del Baldassarre di Cuccaro (nato a Genova), che il Cristoforo scopritore si identifica univocamente con il Cristoforo della famiglia di Cuccaro, il quale nasce certamente nell'anno domini 1437.

 

Altri elementi provati:

 

P12) In età di 14 anni Cristoforo interrompe gli studi a Pavia e subito si imbarca come mozzo (ma cadetto) sulla nave di un omonimo Cristoforo Colombo suo tutore e parente, corsaro del ramo dei Colombo di Cogoleto.

P13) Nel 1456, alla morte del padre, il futuro Almirante è in mare da tempo (5 anni n.d.a.) e con questa scusa viene spogliato dei suoi beni feudali. Rimane dolorosamente "senza terra". Nel 1458 circa (21 anni) diviene marinaio, sempre sotto il comando e la guida dell'omonimo Ammiraglio. Sino al 1465, il futuro Almirante partecipa ad azioni corsare contro Francesco il Bastardo di Napoli, a favore di Renato d'Angiò, e naviga per tutto il Mediterraneo. Nel 1461 circa (24 anni) diviene ufficiale, ed ottiene il comando di una nave della flotta dell' omonimo Ammiraglio parente. Inizia la sua esperienza di "navigazione" quarantennale (lettera del 1501) come pilota. Nel 1465 circa (28 anni) sicuramente come Capitano, si mette al servizio diretto al soldo dei regnanti, certamente dello stesso Re Renato, e quasi certamente del crescente stato francese.

P14) Naviga per 23 anni consecutivi, e naufraga nei pressi di Lisbona nel 1474 (1451+23) in età di 37 anni. Si trasferisce presto in Lisbona dove intrattiene corrispondenza con il fisico Toscanelli. Conosce la Cavaliera Felipa Mugniz Perestrello, cugina del Re, figlia del Governatore di Porto Santo, sorella del Governatore di Madera, e decide di sposarsi.

P15) Nel 1477 (40 anni), si trova a navigare nel nord all'isola di Tyle. Nel 1479 (42 anni), nasce il primogenito Diego. A causa delle cattive condizioni di salute di Donna Felipa, la famiglia si trasferisce nelle dimore di Porto Santo e di Madera, dove Felipa può contare, durante i viaggi del marito, della vicinanza del fratello, Governatore dell'Isola. Nel 1482 (45 anni), la moglie Felipa si ammala, quindi la famiglia ritorna a Lisbona. Il Re è Giovanni, amico "particolare" (così si definisce) del futuro Almirante. Nel 1483 (46 anni) rimane vedovo. Si trasferisce quindi a Cuelva, presso la sorella della ex moglie, che bada al figlioletto Diego (4 anni). In questo tempo compie vari viaggi alla Mina. Nel 1484 (47 anni) porta il figlio Diego (5 anni) al Convento della Rabida, in Spagna. Entra quindi nella Corte Spagnola, pur tenendo ancora aperti i rapporti con il Portogallo ed il Re Giovanni.

P16) Nel 1485 (48 anni), primavera, si trova alla corte di Lisbona, invitato dallo stesso Re, per assistere ad una relazione scientifica sulle misure mediante l'Astrolabio. Nello stesso anno, presso la corte spagnola, riesce ad ottenere per la primavera seguente l'istituzione di una commissione che valutasse le sue teorie.

P17) Nel 1487 (50 anni), si unisce con Beatrice de Arana. I testimoni e le prove non assicurano circa un matrimonio, probabilmente segreto, ma assicurano che il figlio Fernando che nascerà da questa unione è certamente legittimo, a tutti gli effetti. Questa prova venne accettata solo dopo furiosa controversia, ma venne provata ed accettata. Infatti, alcuni pretendenti, avevano tutto l'interesse che anche gli "illegittimi" potessero adire al maggiorasco, quindi si batterono per provare l'illegittimità del Fernando, ma persero.

P18) Nel 1488 (51 anni), nel mese di dicembre, si trova alla corte di Lisbona dove assiste alla relazione di Bartolomeo Diaz. In questo anno nasce Fernando il secondogenito, che Cristoforo riconosce e legittima. Sempre in questo anno terminano, per ammissione autografa, i suoi rapporti con il Portogallo, dopo 14 anni (1488-1474).

 

 

Conclusione

 

Ricordo le parole di Umberto Bartocci: "è ovvio che, una volta stabilito che C. è nato diversi anni prima di quel che si pensi, la tesi purista crolla tutta". Come detto la teoria purista si basa su atti notarili genovesi, questi atti dimostrano l'esistenza di un Cristoforo Colombo nato nel 1451 (documento Assereto).

Ora, i testimoni, i documenti, gli scritti coevi, la commissione di giudici e gli stessi litiganti, dopo annose analisi rogatorie e contradditori, tutti coevi, ci assicurano che, al di sopra di ogni umano e ragionevole dubbio, il Cristoforo Colombo primo Almirante del Mar Oceano nasce nel 1437.

1) Proprio la certezza di queste due date non ci lasciano alternativa: Il Colombo purista delle carte genovesi non è l'Almirante.

2) L'Almirante era di nobile schiatta, ed iniziò a navigare a 14 anni. Il Colombo purista non può essere l'Almirante.

3) Il futuro Almirante partecipa ad azioni corsare intorno al 1460: Il Colombo delle carte genovesi aveva 9 anni; impossibile.

4) Il futuro Almirante naviga per 23 anni prima di naufragare presso Lisbona: Il Colombo purista sarebbe naufragato nel 1488 (1451+14+23), impossibile.

5) Il futuro Almirante nel 1501 aveva più di 40 anni di esperienza da pilota: Il Colombo purista a 10 anni era pilota? Impossibile.

6) Nessun tassello della vita accertata dell'Almirante è soddisfatto dal Colombo purista.

 

Il Colombo delle carte genovesi non è l'Almirante. Al di sopra di ogni ragionevole dubbio, il Colombo purista, populista e romantico dell'immaginario collettivo, insegnato nelle scuole, illustrato dal cinema, dalla televisione, minuziosamente descritto nei libri, è FALSO, provatamente falso, innegabilmente falso.

 

 

 

Pier Costanzo Brio. Saggio tratto da Picobeta