Claudio Tolomeo

(100-175 d.C.)

Di lui si conosce solo il contenuto della sua celebre opera Almagesto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tolomeo che osserva il cielo con un quadrante. Particolare del Campanile di Giotto, Santa Maria del Fiore, Firenze

 

 

 

 

 

 

 

 

Ruggero Marino

 

Un Tolomeo sconcertante con tutta l'America e l'Australia

 

 

 

Una mappa sconcertante, una mappa per alcuni aspetti incredibile. Più sorprendente e sconvolgente, per molti aspetti, di quella che anni fa scoprii, sì scoprii per primo, affrescata nelle stanze di Teglio. Una mappa ancora una volta immersa nel mistero. Da oltre venti anni ormai “navighiamo” sulle orme di Cristoforo Colombo, per ribaltare quella “barzelletta d’antiquariato”, che ci propinano da oltre cinque secoli in merito alla “scoperta dell’America”. L’evento che ha cambiato le sorti del mondo e dell’umanità. È ovvio che, in questo contesto, ci si debba occupare anche di carte geografiche, il che non è sempre facile ed agevole per chi si addentra in perfetta buona fede e con tanta buona volontà, ma non possedendo gli strumenti del mestiere, con tutti i rischi del caso, in quel labirinto, pieno di colori ed immagini, di didascalie e di inchiostri, rappresentato dalle antiche mappe geografiche. Quanto meno di quelle superstiti, perché la storia, in questa fascinosa branca del sapere, pare costellata da un vero e proprio “mappicidio”. In un cimitero di capolavori spariti. Difatti sono decisamente di più le carte perdute che quelle sopravvissute. Anche in questo caso dovremmo chiederci perché.

Da lungo tempo eravamo in caccia di una rappresentazione del mondo che, a prima vista, ci era apparsa “anomala”, per molti versi “impossibile”. A metterci sulla nuova pista era stata la lettera, come capita spesso, di un lettore di uno dei miei libri. Come una lettera al giornale al quale lavoravo aveva dato il là alla mia ventennale ricerca colombiana. La missiva, giunta attraverso il cyberspazio, diceva: “Buongiorno Sig. Marino, voglio prima di tutto presentarmi: sono nato a Firenze 64 anni fa e ivi residente. Nel 1996 venni in possesso per caso di una cartolina che riportava una mappa antica. La cartolina, insieme a video, libri, ecc. faceva parte di una presentazione curata dal Ministero per i Beni  Culturali e dalla Biblioteca Apostolica Vaticana per promuovere le grandi manifestazioni denominate “Bimillenario di Cristo". Questi materiali-souvenir potevano essere liberamente acquistati. Per quanto mi riguarda comprai due cartoline ed un video "Vedere i classici". Fui attratto da questo “merchandising” perché da molti anni amo interessarmi di tutto quello che può riguardare la nostra storia. La mia ricerca, tengo a precisare è di carattere personale e riservato, tanto è vero che benché abbia fatto ricerche per mio conto, non mi sono mai rivolto a qualcuno. Vengo al dunque, ma lo faccio riportando prima uno scritto  come introduzione così che possa aiutarmi ad essere il più chiaro e conciso possibile, a proposito della Rivoluzione cartografica del Rinascimento: “Il sec. XV vide una rivoluzione della cartografia in Europa. Il primo importante passo fu compiuto con la traduzione in latino della Geografia di Tolomeo, iniziata da Manuel Chrysoloras e completata nel 1410 da Jacopo Angeli da Scarperia. La spinta principale a migliorare la cartografia venne dalle scoperte di nuove terre fatte da esploratori portoghesi del XV secolo. Il fratello Mauro, un monaco di Murano (Venezia), godette di una eccellente fama di cartografo nella metà del XV secolo. Aggiunse le nuove scoperte alle sue carte ma non apportò miglioramenti alla scienza della cartografia. Nel sec. XV apparvero anche i primi mezzi di divulgazione delle carte con l'invenzione del torchio tipografico intorno alla metà del secolo. La prima versione stampata della Geografia di Tolomeo comparve nel 1475 nella traduzione latina sopra citata. Questa edizione conteneva soltanto il testo e non le carte. La data della prima edizione contenente le carte ancora non è certa, ma potrebbe essere quella stampata a Roma nel 1478 che presentava 27 carte. Molte edizioni stampate contenenti le carte si susseguirono e le terre recentemente scoperte venivano presto incluse. Nuove carte venivano aggiunte alle varie edizioni per includere più accurate e dettagliate informazioni sull’Europa. Degna di nota è l'edizione di Firenze del 1480 che conteneva nuove carte di Francia, Italia, Spagna e Palestina. La prima stampa a mostrare il Nuovo Mondo fu edita a Roma nel 1475 (!!!: il testo è tratto da Internet n.d.a.) e pubblicata nel 1508 con 34 carte."

Ho avuto modo di leggere alcuni mesi fa il Suo libro "Cristoforo Colombo l'ultimo dei Templari", ho letto dal Suo sito anche la lettera del Sig. Cardini che non conosco se non di nome e la Sua risposta, io mi considero molto tranquillamente un principiante e non sono in cerca di nessun tipo di notorietà (la ricerca per fortuna è fatta anche di personaggi corretti e generosi o di questo tipo, non solo di sanguisughe, n.d.a.). Sul retro della Cartolina che riporta la Mappa (e che allego) si trova scritto - Tolomeo, Geographia Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Urb. lat. 274, ff. 73v-74. La Mappa è riportata nel Libro “Vedere i Classici”, fratelli Palombi Editore pag. 438. La didascalia dice: traduzione latina di Jacopo Angeli da Scarperia sec. XV. Dal 1996 ho cercato anche su Internet per vedere se questa mappa qualche studioso l'aveva riportata, ma senza esito, l'unico libro è e rimane “Vedere i Classici”, naturalmente per quello che ne so. Perché la credo importante? Prima di tutto l'autore. Chi ha fatto questa mappa e quando? Jacopo Angeli? Se così fosse è facile comprendere cosa implicherebbe. Ancora: al termine della Terra Incognita è (mi sembra) evidente la Terra Australia. Ancora: veda di osservare bene, a mio avviso la Carta di Piri Reis ed in particolare ciò che in questi anni è stato argomento di tanti dibattiti sulla Terra Antartide. Tutto sembra essere rilevato da questa mappa. Ci sono ancora altri aspetti che lascio a Lei decifrare. Mi auguro di esserLe stato di aiuto e mi auguro di essere stato di aiuto a quanti ricercatori seriamente contribuiscono a quella Conoscenza che tutti ci accomuna.  Se poi questa Mappa fosse già stata identificata e le mie supposizioni fossero solo mie fantasie, sono certo che Lei mi comprenderà senza rancore. Un cordiale saluto”. Seguiva la firma, che omettiamo data la richiesta di riservatezza e perché, fra l’altro, abbiamo perduti i riferimenti dello scrivente. Che se si dovesse rifare vivo e avesse piacere ad essere menzionato non avrebbe che da farmelo presente.

 

 

Mappa di Piri Reis, 1513

 

Successivamente arrivò un’altra mail: “La invito a fare attenzione al punto dello stretto di Magellano, Terra del fuoco e l'inizio della Terra Incognita e comparare la Mappa di Piri Reis a quella che Le ho inviato, (anche se trattandosi di una immagine scannerizzata non avrà una ottima risoluzione). A mio avviso ci sono molti punti in comune, che meriterebbero un più attento  approfondimento, magari avendo l'opportunità di trovare della Mappa inviataLe una immagine più chiara, perché il mio pensiero è che la Mappa di Piri Reis sia stata ricavata dalla Mappa riportata nella immagine inviata, aggiungo anche che nel momento in cui Le scrivo, sto guardando una immagine del Planisfero di Paolo dal Pozzo Toscanelli e comparando questa immagine con quella della Mappa di Piri Reis e la Mappa inviata di Jacopo Angeli (?) non si possono non vedere dei riferimenti comuni. Per il momento La saluto e Le auguro di ricevere quei dovuti riconoscimenti che il Suo impegno merita. Cordialmente

Perché questo lungo preambolo? Innanzi tutto per dare a Cesare quel che è di Cesare e ringraziare il lettore, pronti a fare il suo nome. Tanto più che non pretende alcun riconoscimento, a differenza di personaggi ai quali abbiamo messo su un piatto d’argento la mappa di Teglio, che non conoscevano, pur abitando a meno di 10 chilometri da Palazzo Besta, dove la mappa è stata affrescata. Personaggi (più di uno), che ne hanno fatto un loro cavallo di battaglia, tentando in tutti modi lo “scippo” nei confronti di chi, come il sottoscritto, ha portato per la prima volta alla ribalta della cartografia “impossibile”, quell’incredibile documento. Purtroppo la ricerca è spesso fatta di tentativi di sciacallaggio da parte di persone che si presentano come amici, per poi cercare di fare il “ribaltone”, dopo aver a lungo “succhiato le ruote”.

Fu così che mi ritrovai quella cartolina fra le mani. Una cartolina: troppo poco. Internet: troppo poco. Ho bisogno sempre almeno di un paio di ulteriori verifiche. E per quanto cercassi non ne avevo. I contorni dell’ecumene erano insoliti, accattivanti nel loro strabiliante “pionierismo”, ma la rappresentazione era scarsamente nitida, i toponimi illeggibili. Saltava agli occhi però un’America fin troppo estesa e precisa nei suoi contorni, anche nella parte occidentale ignota e la terra australe, Antartide e Australia apparentemente comprese. In una rappresentazione straordinaria e mai disegnata, per quanto ne sappia, in quel modo, con i due continenti che si allungano lungo tutto il Sud, affondando completamente nell’oceano. Autentiche ed assolute “novità” per il tempo al quale si poteva far risalire la carta. L’America per di più, che al Nord è nettamente separata dalle terre euroasiatiche è (sempre per la parte Nord) doppiata, secondo le mie ricerche, essendo presente anche come estremità dell’Asia.

Tuttavia gli elementi in mano non erano ancora tali per cercare uno “scoop”, che si sarebbe potuto rilevare controproducente per chi già aveva alzato il tiro, con una serie di affermazioni rivoluzionarie, sul capitolo Colombo-InnocenzoVIII-“scoperta”-dell’America. Per cui, per quanto consci che chi decide di andare fuoristrada è condannato ad essere investito da schizzi di fango”, come puntualmente stava accadendo da parte di certa Accademia fondamentalista e razzista (non facciamo parte della casta), rinunciammo ad offrirci come ulteriore possibile “agnello sacrificale” al Moloch della tradizione. Ripromettendoci però di continuare a cercare quel monumento cartografico, misterioso quanto inaccessibile.

Finché eccolo su uno scranno, sia pure in un facsimile del valore di 60.000 euro, apparirci in tutta la sua bellezza: Tolomeo Geographia (nella traduzione di Iacopo d’Angelo da Scarperia). Credevamo fosse un originale, non osavamo voltare le pagine. La figura, nel libro aperto, rappresentava l’Italia. Un’Italia, che avevamo visto rappresentata tante volte in molti testi consultati. Quando vedemmo un signore, che sfogliava un altro volume in mostra, ci convincemmo che potevamo osare. Ed ecco, voltando pagina, comparire la Spagna, anche quella vista tante, tante volte. Finché si materializza l’apparizione inseguita: sulla pagina doppia, appare, squadernata in grande, stupenda, con il mondo completo in rilievo, su un perfetto cobalto oceanico, la carta che inseguivamo da anni. Perché, ci venne subito da chiederci, di quel Tolomeo si conosceva tutto tranne la parte più preziosa e intrigante?

La scheda che accompagnava il grande volume recitava: “Magnifico codice, commissionato dall’umanista ungherese il card. János Vitéz (1408-1471) come rileva lo stemma sul f:1r, e realizzato in Firenze intorno al 1470; esso è ad un tempo manufatto di gusto e fattura squisite, testimone di conoscenze tecnico-scientifiche e strumento di uso pratico. Il f. 1r-v contiene il testo dell’epistola dedicatoria a Paolo II del benedettino Nicolaus Germanus, che aveva curato un aggiornamento alle cartografie dell’opera tolemaica. Seguono la Geografhia, nella versione latina di Jacopo d’Angelo da Scarperia completata nel 1406 circa, e un planisfero aggiunto intorno al 1530 su due fogli lasciati in bianco (ff. 73v-74r, qui raffigurato), con le nuove scoperte. L’apparato cartografico nella recensio di Nicolaus Germanus si articola in: un planisfero, tredici tavole dedicate all’Europa, quattro tavole dell’Africa, dodici relative all’Asia. Si segnalano tre tavole “moderne”: la Penisola Iberica, l’Europa settentrionale e la penisola italiana con la Corsica…”. Ce n’è già abbastanza per fare di questo Tolomeo un caso: 

 

1. Ancora una volta è evidente che nell’ambito della Chiesa circolavano mappe dettagliate riguardante l’altro emisfero, quello che Colombo, il Christo Ferens, il portatore di Cristo, così si firmava, avrebbe dovuto “scoprire”. Su mandato di Innocenzo VIII e della Chiesa di Roma. Come diciamo da sempre.

 

2. Decisamente curioso che nel realizzare un libro di quell’importanza si lascino due pagine in bianco per le “nuove scoperte”. Perché? E perché nuove? Quali? Evidentemente si trattava quanto meno di scoperte annunciate. La frase, inoltre, sa troppo di “excusatio non petita”. A quando risale esattamente quell’ecumene completa?

 

3. Sconcertante poi, mentre si conosceva quasi tutto delle altre raffigurazioni, la segretezza con cui era stato fino ad ora celato quell’incredibile planisfero. Tanto più che nel catalogo, laddove si dice “qui raffigurato” si  cade in un “errore” marchiano. Il volume stampato in occasione della mostra, guarda caso, non riporta difatti la “mappa secretata” (quanti “errori” si commettono quando si vuole nascondere o non ammettere qualcosa! Anche l’America si dice che fu “scoperta per errore”), ma un comune Tolomeo, con il mondo tipico medioevale. Che rappresenta solo l’emisfero sino ad allora conosciuto e il mare Indico, chiuso da terre, come un bacino, senza possibilità di sbocco ad Est! Secondo i criteri di ricerca, che continuano a  costituire il pensiero unico a sostegno di una storia della geografia falsata.

 

4. Il resto lo fa la semplice visione dell’affascinante planisfero, che adesso, si offre a veri, onesti studiosi. Un planisfero oggi visibile anche nei tanti toponimi che lo costellano, laddove dovrebbe ancora trionfare la scritta “TERRA INCOGNITA”. Che “Incognita”, oltre ad un Regno Patalis (sull’estrema destra, nell’ultima parte australe) da riferire sembra alla Grande Giava, a  quanto pare non lo era affatto. Come da oltre 20 anni andiamo ripetendo. A dispetto degli scippatori-sanguisughe e degli schizzi di fango.

 

 

 

Articolo tratto da: http://www.ruggeromarino-cristoforocolombo.com per gentile concessione dell'Autore